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Seitai & Piano
Piano & Seitai - Conversazioni
Apprendere dal corpo, integrare l'io spontaneo con quello "vestito" della sua professionalità, risvegliare il processo creativo: questo è lo studio che auguro per ogni pianista.
Immaginate qualcuno che vi spieghi e racconti come si possa suonare il pianoforte senza altra fatica che non sia quella di sostenere l'intensità espressiva ed interpretativa, che vi permetta di riscoprire la bellezza ed il piacere di suonare, che vi faccia capire perché amate il pianoforte e non un altro strumento, che vi sveli perché Keith Jarret si alzi in piedi quando suona o Glenn Gould, al contrario, suonasse seduto così in basso, che vi faccia capire quanto tempo ha senso studiare e vi orienti tra mille tecniche e scuole. Questo qualcuno siete voi.
Gyorgy Sebok ha avuto modo di conoscere il seitai durante la sua permanenza in Giappone:
Gyorgy Sebok
Dal rigido accademismo a fantasiose soluzioni alternative: raramente si punta sulla propria naturalezza e coordinazione involontaria per lo stesso scopo: suonare.
La pratica del movimento permette di sentire il perfetto coordinamento tra braccia, spalle e resto del corpo. Aspetto non trascurabile, poiché il pianista ha le braccia perennemente sospese sulla tastiera
si parla di peso, di appoggio, di articolazione
mai di come tenere il braccio in tonica sospensione senza tensioni con la coordinazione involontaria; o meglio ancora sentire che le braccia (e le gambe) sono strumenti della CVP che si coordina.
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| mani come su un binario |
dita...indipendenti |
le braccia sospese senza tensioni... respirano
Scarica il pdf "Lo ZEN e l'arte di eseguire gli studi di Chopin" - appendice del NON MANUALE per il pianista che ho pubblicato.
Scarica il pdf "PRELUDIO E INDICE - NON MANUALE per il pianista tutto quello che avreste voluto sapere sul pianoforte"
LA CVP SI COORDINA E LE BRACCIA ESPRIMONO QUESTA COORDINAZIONE
Il miglior esempio che sono riuscito a trovare per rendere visibile questo aspetto: la CVP si coordina ed esercita la mobilizzazione dei membri superiori. Si è pianisti eccezionali nella misura in cui ci si permette ampiezza e flessibilità nei movimenti lasciando che si trasferiscano alle braccia: il pianoforte non è più uno strumento lontano.
"TO PLAY" OVVERO CHE LA DESTRA NON SAPPIA CIO' CHE FA LA SINISTRA...
Rendendo onore al termine inglese to play (in spagnolo si dice tocar ma siamo in un'altra dimensione), le mani devono giocare tra loro affinché venga fuori la musica. Trovo lo studio op. 10 n. 4, particolarmente adatto per comprendere questo processo di coordinamento naturale. Una certa ingenuità lo vuole associare a Bach (nel senso che digitalmente la sinistra ripropone il disegno della destra). Chopin amava Bach, non dava mai Mozart in pasto agli allievi ed è stato tra i primi a suonare a memoria lunghe sequenze di preludi e fughe. Ma la cosa finisce lì, associare Chopin con Bach penso solamente nasconda il rischio di poter scoprire un apprendimento più profondo.
Tutto ciò che bisogna studiare è come una mano faccia sgorgare la motricità dell'altra. All'inizio aiuta certamente puntare di più sullo staccato finché non si sente apparire il gioco di note articolate.
RISPETTARE LA MOTRICITÀ NATURALE DELL'AUTORE
In quest'altro video vediamo il pianista Ivo Pogorelich affrontare la Sonata Op. 58 di Chopin. Questa sonata è puramente frontale come approccio motorio (lo stesso Chopin era di taiheki frontale introversivo). In questo video specifico potete osservare come il pianista non sia soddisfatto del suono con cui ha attaccato. Improvvisamente e a puro istinto di pianista comincia ad andare avanti e indietro con il corpo, finché trova la sonorità voluta in linea con un giusto atteggiamento posturale (soprattutto da 00:32 a 00:47, poi non c'è più bisogno, l'impulso frontale viene reintegrato dalle braccia).
"SUONARE": IL COORDINAMENTO ROTATORIO E L'AUTOASCOLTO
Dove non arriva una coordinazione mano-gesto, arriva quella orecchio-dita, attraverso la osei rotatoria o di torsione. Per qualsiasi opera di Beethoven, per esempio o per "anomalie" didattiche come lo scherzo n. 1 di Chopin, a mio avviso, insieme a Bach, il miglior didatta per la tastiera. La torsione estroversiva (verso destra, come ha scoperto Tomatis) coinvolge l'autoascolto dell'orecchio destro. Quando ci autoascoltiamo, la testa ruota naturalmente verso destra. E' un'equazione: ascoltate qualsiasi pianista eseguire lo scherzo op. 30. Quelli che lo fanno "funzionare" veramente cercano istintivamente la torsione. Idem per Beethoven.
Anche l'uso del pedale rientra nel coordinamento rotatorio e forse non è un caso che la posizione dei pedali sia quella attuale. Tuttavia tecnicamente parlando si dovrebbe suonare qualsiasi cosa senza usarlo. Non ci credete?
Se provate a tenere tra le vostre mani un ginocchio, presto comincerete a sentire fischi e ronzii che vanno a poco a poco organizzandosi. Dopodiché basta sapere solamente che il pedale si mette prima, durante o dopo il suono...
"TOCAR" OVVERO COINVOLGERE LA OSEI CENTRALE
densità, continuità, ricavare emozione dallo spazio vuoto. La difficoltà di questo studio di Chopin sta nel mantenere l'energia costante.
La dimensione centrale è fondamentale per capire il pianismo di Mozart, la cui musica sta in ciò che non è scritto, o per addentrarsi in quello di Schumann, il cui tempo interno è sempre divergente da quello effettivo.
COMPRENDERE, PER RISPETTARLA, LA NATURALEZZA DI UN ESECUTORE
Il pianista russo Sviatoslav Richter era di taiheki I con IV. Questo vuol dire che il suo movimento spontaneo parte dalle cervicali per poi aggiustarsi lateralmente. Il suo caratteristico movimento del collo quando è in tensione ci rivela questo suo aggiustamento; non sempre però riesce a mantenere il centro di gravità sulla sinistra e questo pregiudica a volte la coordinazione tra le mani. Spiega anche perché ad un certo punto della sua carriera abbia avuto bisogno della partitura. Si noti infine come il movimento delle sue dita sia guidato da indice e medio (coordinate al movimento laterale).
IL DITO CHE INDICA LA LUNA NON È LA LUNA
Ma il pianista conosce la specifica naturalezza delle proprie dita? Come si coordinano al resto del corpo?
DALLO STACCATO DI SCARLATTI ALLE OTTAVE DI LISZT: IL PIANO F-E
Il pianoforte è lo strumento più rappresentativo in assoluto del piano di flessione - estensione (f - e) nella sua parte estatica/verticale e frontale/dinamica naturalmente associati. Le molle della colonna vertebrale (cifosi e lordosi) sono rigorosamente strutturate su questo piano così come la quasi totalità dei muscoli di braccia e gambe sono f-e, per realizzare al meglio e il più efficacemente possibile il bisogno di coordinazione del corpo (per noi CVP). Mancava uno strumento che lo rappresentasse, e questo strumento è nato e ha avuto una diffusione senza precedenti: questo strumento è il pianoforte. Il percorso puramente tecnico e puramente pianistico che va dallo staccato alle grandiose ottave lisztiane altro non è quindi che la sua definizione in ampiezza e possibilità. Se ci facciamo caso, il violino è lo strumento rotatorio per eccellenza(e il suo regno del controllo auditivo), i fiati richiedono consapevolezza di integrazione tra respiro polmonare (osei frontale) e quello tessutale (nato dalla coordinazione CVP) senza confonderli. Il pianista bravo a fare le ottave lo riconoscete perché ha un buon equilibrio tra alto e avanti.
UN TEMPO I PIANISTI ERANO COMPOSITORI...
La naturalezza umana ci permette di comprendere che i due movimenti estatici (verticale e centrale) coesistono su uno stesso asse. La tensione creativa è però nel bacino, coordinato dalla IV vertebra lombare. In tempi passati era normale che il pianista fosse anche compositore, oggi invece c'è molta confusione e prevale il pianista esecutore (che alcuni giustificano storicamente). Un pianista completo dovrebbe necessariamente essere anche pianista creatore, e fortunatamente sta riaffiorando questa esigenza umana.
Per informazioni e organizzare corsi e masterclass: corsi@seitai-italia.net
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